Il progetto nasce dall’intenzione di comprendere i parametri fondamentali che regolano la composizione dei colori delle bandiere degli stati nazionali. Quando ancora non era ben chiaro quale sarebbe stato il tema della ricerca, le nostre curiosità vertevano intorno ad alcune questioni: l’atlante di Munsell classifica i colori in base ai parametri di tinta, chiarezza e saturazione; ma esiste un sistema gerarchico “innato” attraverso il quale il nostro apparato ottico-cognitivo ordina tali parametri? C’è una sorta di corsia preferenziale verso uno di questi tre valori nella nostra percezione del colore? E ancora, ci sono dei colori che preferiamo “istintivamente” rispetto ad altri, indipendentemente dal grado di abitudine che abbiamo a vederli? Pensavamo che un buono strumento per affrontare questi temi potesse essere proprio lo studio delle bandiere; successivamente ci siamo resi conto che per noi non era possibile dare una risposta certa a queste domande. Almeno non in questo modo. Ma proseguendo nella ricerca abbiamo capito che studiare le bandiere forniva stimoli altrettanto interessanti nell’analisi del rapporto tra l’uomo (e in questo caso l’“uomo istituzionale”: la bandiera è sempre simbolo di un’istituzione) e i colori.



Avevamo alcune ipotesi iniziali: la prima era che le bandiere fossero nella quasi totalità dei casi composte da colori fortemente saturi, ovvero molto distanti dal grigio e con una bassa varianza al loro interno. La spiegazione è abbastanza banale: una bandiera deve “spiccare”, cioè essere molto visibile e riconoscibile da tutti. La seconda ipotesi era che la varietà di colori fosse limitata a poche tinte, che ci fossero dei colori nettamente predominanti e che ci fossero dei colori “tabù” – ovvero pressoché inutilizzati. La terza ipotesi era che il numero di colori presenti all’interno di una singola bandiera fosse relativamente ristretto. L’ultima ipotesi era che ci fosse una certa uniformità nei motivi (forma e disposizione dei colori).
Partendo da questi presupposti abbiamo impostato il lavoro di ricerca usando come pretesto la composizione della “bandiera ideale”; tale bandiera avrebbe dovuto concentrare in sé le caratteristiche più comuni nelle bandiere del mondo. Questa specie di gioco ci avrebbe permesso di appurare se effettivamente esistono dei criteri comuni e quali sono, e se le nostre ipotesi fossero o meno corrette.
L’idea della bandiera ideale ci è stata ispirata da due artisti russi, Komar e Melamid, che hanno svolto un lavoro simile e molto più ampio nell’ambito delle preferenze artistiche in diverse nazioni.

Come prima cosa abbiamo deciso che avremmo affrontato il lavoro di ricerca seguendo una prospettiva puramente ottico-cognitiva. Ciò significa che abbiamo tralasciato tutti quegli aspetti (pur molto importanti) che attengono all’ambito storico, sociologico, antropologico e etnologico. Abbiamo così ristretto il campo di analisi ai soli aspetti percettivi.
Aggiungiamo inoltre che trattandosi di aspetti percettivi ci siamo basati, appunto, sulla nostra percezione. In parole povere siamo andati ad occhio. Il motivo è duplice: non siamo degli esperti, e quindi il criterio adottato era il più onesto a nostra disposizione. Inoltre, essendo le bandiere dei simboli, quindi molto visibili e riconoscibili, ci sembrava che l’approccio empirico fosse, se non il più scientifico, almeno il più adatto.
Fatta questa premessa, possiamo cominciare a descrivere quale sia stato il metodo usato.Per prima cosa abbiamo diviso le 189 bandiere prese in analisi secondo l’appartenenza ai 5 continenti (qui sotto, nell’ordine, le bandiere di Africa, America, Asia, Europa e Oceania).







Abbiamo adottato tale logica non perché la ritenessimo l’unica possibile, ma perché ci sembrava una macrodivisione di base abbastanza ampia e imparziale da permettere successivamente eventuali suddivisioni più specifiche (ad esempio la direttiva nord-centro-sud, l’essere o no una nazione bagnata dal mare, il reddito medio delle popolazioni, il regime politico, la religione di appartenenza, ecc.).

Abbiamo poi verificato le effettive presenze dei colori nelle bandiere; come si può vedere dai grafici la nostra ipotesi di una scarsa varietà di colori è abbastanza corretta (i colori maggiormente usati sono 6: rosso, bianco, blu, verde, giallo e nero), e sono pienamente rispettate le ipotesi che prevedevano una netta predominanza di alcuni colori rispetto ad altri (il rosso e il bianco) e l’esistenza di colori praticamente inutilizzati (le tinte pastello, il viola, il grigio, il rosa).





























Dopo questa suddivisione preliminare siamo passati a verificare la percentuale di superficie occupata da ciascun colore all’interno delle singole bandiere; considerando ad esempio la bandiera dell’Italia, abbiamo assegnato 33,33% al rosso, 33,33% al bianco e 33,33% al verde.





Grazie a queste percentuali abbiamo potuto appurare quale fosse realmente la superficie occupata da ciascun colore nella totalità delle bandiere. Dal confronto tra i grafici precedenti e quello relativo alle percentuali di superficie si può notare come pur permanendo le gerarchie quantitative, si modifichi significativamente la qualità della presenza dei vari colori.





Se per esempio il rosso e il bianco sono presenti rispettivamente in 145 e in 139 bandiere, tuttavia la superficie occupata dal rosso è superiore del 10% a quella occupata dal bianco; il blu, che è presente in 96 bandiere, supera però come quantità di superficie il bianco, pur essendo presente in 43 bandiere in meno. Altri esempi significativi sono il giallo, il verde e il nero; il giallo, presente in 83 bandiere, si riduce al 10% di superficie occupata. Il verde passa dalla presenza in 82 bandiere al 14% di superficie. Il nero, presente in 34 bandiere, occupa il solo 4,3% della superficie totale. Si rafforza ancora di più dunque la predominanza di alcuni colori sugli altri, in quanto sebbene ci sia una maggiore varietà al livello della semplice presenza puntuale, l’estensione riduce a soli 3 colori il 70% della superficie occupata.
Il passo successivo è stato l’analisi della saturazione dei colori. Dopo aver verificato che le differenze tra i colori erano relativamente limitate, le abbiamo standardizzate riducendo a tre le varietà di rosso, blu e verde e a due quelle di giallo. Questi standard non sono teorici, ma corrispondenti ognuno al preciso colore di una bandiera: abbiamo insomma creato delle vere e proprie teste di serie, attraverso le quali abbiamo confrontato e catalogato tutte le altre bandiere.
Tali teste di serie sono: per il rosso Perù (R1), Austria (R2) e Cina (R3); per il blu Australia (B1), Honduras (B2) e Argentina (B3); per il verde Afghanistan (V1), Arabia Saudita (V2) e Etiopia (V3); per il giallo Sri Lanka (G1) e Belgio (G2).





















Dai grafici riportati di seguito si vede che all’interno delle saturazioni dei singoli colori non si riesce a tracciare una linea di tendenza comune a tutti i continenti, per cui il grafico del totale ci permette di stabilire le saturazioni più frequenti, ma non tiene conto dell’importante variazione interna ai singoli continenti. Ciò si evince anche dal fatto che su scala mondiale non vi è una predominanza netta di una specifica saturazione rispetto alle altre dello stesso colore.

























Riportiamo come esempio il caso del blu. In Africa, il B2 è più presente (con il 6,6%), seguito dal B2 (4,4%) e dal B1 (4%); in America, il B1 è al 15,6%, mentre il B3 e il B2 sono rispettivamente al 9,3% e 7,3%; in Europa il B1 e il B2 praticamente si equivalgono (8,4% e 8,3%), mentre il B3 è al 3,9%. I casi più significativi sono però l’Asia e l’Oceania. Nella prima il blu, poco presente, si divide in 6,2% di B1, 2,4% di B2 e 2,2% di B3; in Oceania, dove il blu occupa il 42,5% della superficie totale, abbiamo il B3 al 17,1%, il B1 al 15,3% e il B2 al 10%. Risulta quindi dai numeri ancor più che dal grafico la difficoltà effettiva di tracciare delle linee di tendenza comuni nell’ambito delle saturazioni dei singoli colori.
Il terzo criterio usato per catalogare i colori delle bandiere è stato quello della compresenza; abbiamo scelto le coppie di colore che ritenevamo potessero essere più significative. Abbiamo considerato presente il colore solo quando la superficie da esso occupata era maggiore del 25%; questo significa che il bicolore eventualmente presente occupava almeno il 50% della superficie totale della bandiera. Abbiamo definito questo criterio presenza significativa.Le prime tre coppie che abbiamo considerato rispecchiano i criteri dei nostri ricettori ottici: rosso/verde, giallo/blu e bianco/nero. Le altre sono rosso/blu, rosso/bianco, rosso/giallo, rosso/nero, blu/bianco, blu/nero, verde/giallo, verde/bianco, giallo/bianco e giallo/nero. Abbiamo diviso le prime tre coppie dalle altre per verificare se ci fosse una qualche corrispondenza tra il funzionamento dei ricettori e l’accoppiamento di colori. In poche parole, i ricettori ottici funzionano per sintesi sottrattiva: ovvero in un punto in cui vediamo rosso non possiamo vedere verde e così via per le altre due coppie. Abbiamo poi accoppiato i due colori più presenti, rosso e bianco, con gli altri quattro colori importanti. Altre coppie sono state scelte a campione, senza un preciso criterio. Ovviamente l’accostamento di colori non segue le stesse regole dei ricettori ottici, e quindi i nostri risultati potrebbero essere casuali, ma ci sembra comunque significativo ciò che abbiamo rilevato.

rosso/bianco 48
rosso/blu 39
rosso/verde 39
blu/bianco 32
rosso/giallo 28
verde/bianco 20
verde/giallo 18
rosso/nero 16
giallo/blu 14
bianco/nero 6
giallo/nero 3
blu/nero 2
giallo/bianco 1



Con l’importante eccezione della coppia rosso/verde (presente in 39 bandiere – di cui 18 solo in Africa), prima delle coppie giallo/blu e bianco/nero (le altre due coppie di ricettori) troviamo ben altre sei coppie. Si può notare anche che i tre colori singolarmente più presenti (rosso, blu e bianco) formano le coppie che ricorrono più spesso.Come ultima considerazione sugli accostamenti, abbiamo preso in analisi il numero di colori presenti all’interno di una singola bandiera. Abbiamo potuto notare che la moda mondiale è di tre colori. Si distingue l’Asia, la cui moda è di quattro colori. A livello aneddotico riportiamo i casi limite: la Libia, unica bandiera monocromatica al mondo, e il Belize e il Sud Africa, che presentano sei colori a testa.







Considerato quindi che la moda mondiale è di tre colori, ci siamo interrogati su quali fossero i tre colori più presenti (usando come criterio, ancora una volta, quello della presenza significativa). I tricolori che abbiamo preso in considerazione intersecano fra loro le prime quattro coppie più presenti al mondo. Le triplette così ottenute sono rosso/bianco/blu (presente in 17 bandiere), rosso/bianco/verde (presente in 10), rosso/verde/blu (presente in 5) e blu/verde/bianco (presente in 2).
Avendo acquisito questi dati, abbiamo potuto procedere nella creazione della bandiera ideale. Per fare questo, ci siamo chiesti se il tricolore fosse il tipo di bandiera più presente al mondo.






Dal grafico risulta che, pur non avendo una maggioranza assoluta, il tricolore è presente in 56 bandiere, mentre nessuno degli altri tipi di bandiera raggiunge cifre così significative; il tricolore ha dunque una maggioranza relativa su scala mondiale.
L’ultima indagine l’abbiamo effettuata per stabilire quali altri parametri non strettamente legati al colore ci servissero. Abbiamo individuato tale parametro nella presenza di stemmi e del loro posizionamento, e di stelle.




Il grafico ci mostra che in 90 bandiere su 189 è presente uno stemma, e che addirittura, in America e in Asia, sono di più le bandiere che ne hanno.Una o più stelle invece sono presenti in 44 bandiere (16 in Africa, 8 in America, 10 in Asia, 2 in Europa e 8 in Oceania).

Arrivati a questo punto siamo in grado di stabilire con una certa precisione cosa “fa bandiera”, cioè cosa rende una bandiera riconoscibile come tale e quali sono i suoi tratti caratteristici.Una bandiera non può prescindere dall’avere più di un colore, e generalmente ne avrà 3; in ogni caso non ne avrà più di sei. È probabile che sia un tricolore, e più specificamente un tricolore orizzontale. Praticamente mai presenterà colori pastello, viola, grigio o rosa, sarà sempre composta da colori primari e con buona probabilità avrà il rosso o il bianco al suo interno. Una maggiore aleatorietà sarà possibile nella gradazione di tinta, non prescindendo però dall’alta saturazione. In molti casi sarà presente uno stemma centrale (o una stella).

Possiamo dunque procedere a comporre le bandiere ideali di ciascun continente e di tutto il mondo.




Africa




America




Asia




Europa


Oceania




Mondo




Col procedimento inverso possiamo anche sintetizzare tutte le caratteristiche più inusuali in altre bandiere, le più bizzarre del mondo.




Africa




America



Asia





Europa





Oceania





Mondo

5 commenti:

nikita ha detto...

il blog è ben fatto e risponde al mio atavico desiderio di saperne di più sulle bandiere e sul perche sono cosi. grazie e bravi!

Anonimo ha detto...

bravo alberto!! spero davvero non sia stato un lavoro troppo faticoso bloggare tutto ciò!

Anonimo ha detto...

grandi, grandi grandi!!!
anche se notavo che le bendiere non hanno tutte la stessa forma nel collage del mondo...
belle le bendiere migliori e peggiori!!

Anonimo ha detto...

e quella del Vaticano?
cmq complimenti, un bel lavoro!!!

labandieraideale ha detto...

C'è quella del vaticano; tra le bandiere d'Europa è accanto a quella dell'Italia. L'immagine si può ingrandire e controllare...
L'errore più evidente è la presenza di Cipro sia in Asia che in Europa. Comunque non è un errore commesso nella raccolta dati, ma semplicemente nel raggruppamento di immagini delle bandiere!

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